Mendatica/IT
1. Introduzione
2. Storia
3. Movimento demografico
4. Comunità Montana Valle Arroscia
5. Iniziative pubbliche e private realizzate o in fase di realizzazione
6. Problemi attuali
7. Bibliografia

1. Introduzione
Il Comune di Mendatica è localizzato in Provincia di Imperia, nella Regione Liguria. La sua popolazione, di 235 abitanti, occupa un’area di 30,72 Kmq, con una densità demografica piuttosto bassa, 7,6 abitanti per Kmq. Confina con i comuni di Briga Alta (CN), Cosio di Arroscia, Montegrosso Pian Latte e Triora.

Inserito in una conca boscosa racchiusa fra le cime del Poggio San Martino (1402 m), del monte Frontè (2153 m) e del monte Monega (1882 m), presenta pendii solcati da numerosi rami sorgentizi del torrente Arròscia, che confluiscono a valle dell’abitato. Il comune si estende in gran parte al di là dello spartiacque con l’alta valle del Tànaro, fino al confine della provincia di Cuneo.

2. Storia
Mendatica, presumibilmente, è sorta a seguito dell’assedio e della distruzione di Albenga, avvenuta ad opera dei Longobardi nel 644. Parte della gente di quella città, per sfuggire agli invasori ha cercato rifugio nell’entroterra, creando degli insediamenti prima sparsi fra i colli: il Borgo, Case San Giacomo, la Faia, l’Arpiscella, i Cugni, ed altri; e successivamente in un unico luogo, denominato Mendatica.
Nei secoli VIII e IX le scorribande saracene contribuirono alla crescita della popolazione del luogo: molti furono quelli che, timorosi delle invasioni degli arabi, si spostarono dalla costa verso l’interno della regione. Gli stessi Saraceni raggiunsero Mendatica, insediandosi sul posto e lasciando poi segni tangibili della loro civiltà.
Verso l’anno 1000 Mendatica fu feudo imperiale; venne quindi concessa ai Marchesi di Clavesana, e passò successivamente ai signori di Ventimiglia. Nel 1321 la comunità di Mendatica ottenne dal Conte Oberto di Garessio, feudatario dei Signori di Ventimiglia e titolare della Castellania di Cosio, il diritto di avere un notaio: ciò significava un riconoscimento di considerevoli autonomie amministrative e di particolari esenzioni fiscali.

Nel 1385, Mendatica passa sotto la “Longa manus” della Repubblica di Genova e per molti anni il suo territorio fece da cuscinetto fra le giurisdizioni genovesi e il ducato di Savoia. Dopo il congresso di Vienna, nel 1815, fu assegnata al Regno di Sardegna, sotto il quale rimase fino alla nascita del Regno d’Italia.

Nel Centro Storico si trova la chiesa parrocchiale di S. Nazario e Celso, edificata verso la metà del XV secolo in stile romanico a tre navate, consacrata nel 1454. Quando nel 1700, a seguito della ricostruzione delle Parrocchie di Montegrosso e di Cosio, sembrò troppo piccola agli occhi dei Mendaticesi, fu dagli stessi abitanti demolita per essere ricostruita più bella ed imponente. Solo il campanile venne conservato, apportandovi, tuttavia, alcune modifiche alla struttura originaria: alla sua sommità una cuspide sostituì un doppio ordine di colonnati e vennero tappate le bifore dei lati nord ed ovest.

La ricostruzione avvenne nel 1766 su progetto di mastro Domenico Belmonte di Gazzelli; con la spesa di lire 12.000 fu eretta una grandiosa basilica in stile barocco, con le volte magnificamente affrescate da dipinti i cui personaggi ritraevano cittadini locali dell’epoca. Vi si conserva una Madonna del Maragliano di pregevole fattura. Appena fuori del paese, una strada conduce ad una piccola cappella del XV secolo. Un semplice rettangolo in pietra, con tetto ancora in lastroni di ardesia, e uno strano ingresso sul fianco. Sopra la porta, un architrave con un dubbio bassorilievo di derivazione medioevale.

La cappella di Santa Margherita, isolata sulla “Costa delle Forche”, che sovrasta il “Borghetto”, piccola frazione distrutta nel Seicento, conserva affreschi del XV secolo, recentemente restaurati a cura dell’istituto delle Belle Arti di Genova, ed un soprapporta ad arco ricavato in una unica pietra con scolpita la data 1519, sicuramente opera dei lapicidi di Cenova.

Lungo i percorsi delle passeggiate si incontrano caratteristici ponti medioevali come il Ponte da Roscia, sull’Arroscia, lungo la vecchia strada per Montegrosso; il Ponte dei Gruppin sul Rio omonimo sulla strada che porta alle Cascate dell’Arroscia; il Ponte di Tana sul Torrente Tanarello e il Ponte de Muneghe sull’omonimo Rio lungo la strada che porta alle Salse; il Ponte Raigà alla confluenza fra il Rio Creuso ed il Rio Cagnasso, lungo la vecchia strada per Cosio d’Arroscia.

Le cascate dell’Arroscia costituiscono uno spettacolo naturale sicuramente da ammirare. Poste lungo il sentiero che da Santa Margherita porta verso Poilarocca, sono costituite da alcuni salti delle acque del torrente Arroscia per un’altezza di circa 300 metri.

3. Movimento demografico
Secondo i dati disponibili sul “Dizionario Statistico della Liguria”, la popolazione di Mendatica ha raggiunto il suo massimo nell’anno 1911, con 789 abitanti. Nei decenni successivi si è verificato un graduale decremento demografico fino ad arrivare a 235 abitanti nel 1º Gennaio 2005.

La popolazione di Mendatica, nell’anno 1991 era di 271 unità, e presentava un saldo negativo del 21,45 % rispetto al 1981. Nello stesso periodo, 1991, il tasso di natalità registrato era del 3.48 e quello di mortalità era di 10.45.

Nel 2003 non si è verificata nessuna nascita, ma i morti sono stati 5. La popolazione residente, nel 1º Gennaio 2004, era formata da: nº 3 bambini di età compresa tra 0 e 5 anni, nº 19 bambini di età scolastica (da 6 a 16 anni), nº 114 in età lavorativa, e nº 99 in età superiore a 65 anni. Quindi, il 42 % della popolazione residente risulta al di sopra i 65 anni di età.

Nel 2005 (01/01/2005) la popolazione era formata da: nº 2 bambini di età compresa tra 0 e 5 anni, nº 17 bambini di età scolastica (da 6 a 16 anni), nº 118 in età lavorativa, e nº 98 in età superiore a 65 anni.

In questi due anni, 2003 e 2005, si nota un lieve ma significativo invecchiamento della popolazione. Non sono nati nuovi bambini, la popolazione totale si è mantenuta, nonostante i morti, grazie agli arrivi di nuovi stranieri (nº 9) .

Con eccezione dell’anno 1936, dove si è verificato un lieve aumento della popolazione, i residenti a Mendatica sono diminuiti del 10 % circa ogni decennio. Dato abbastanza preoccupante anche considerando l’età avanzata dei residenti e la nascita zero.

4. Comunità Montana Valle Arroscia
Fanno parte della Comunità Montana Valle Arroscia i seguenti comuni:
• Aquila di Arroscia
• Armo
• Borghetto d’Arroscia
• Cosio di Arroscia
• Mendatica
• Montegrosso Pian Latte
• Pieve di Teco
• Pornassio
• Ranzo
• Rezzo
• Vessalico

Una parte consistente del territorio di questo ambito si trova in aree montane confinanti con la Provincia di Cuneo ed è caratterizzato da una popolazione di piccole dimensioni distribuita su 11 centri di cui uno soltanto, Pieve di Teco, con oltre 1.000 abitanti (1.390) . Si trata di un comprensorio esteso su una superficie abbastanza vasta (254 ha) che vede diminuire in misura rilevante la propria popolazione.

La Comunità Montana Valle Arroscia, nell’ambito del programma P.I.M. (Piani Integrati Mediterranei) relativo a “parchi ed itinerari”, ha approntato diversi sentieri escursionistici:
• Circuito di Poilarocca tra i comuni di Mendatica e Montegrosso Pian Latte, intorno al tratto iniziale del torrente Arroscia;
• Circuito della Valle di Rezzo nel Comune di Rezzo;
• Circuito della Val Tanarello tra i Comuni di Mendatica e Cosio d’Arroscia e nella valle del torrente Tanarello che alla confluenza col torrente Negrone diventa il fiume Tanaro.

Nell’ambito dei finanziamenti previsti dalla L.R. n, 14 del 3/4/1990, è in fase di realizzazione un circuito di interesse speleologico ed archeologico sito nella valle Pennavaire, in Comune di Aquila d’Arroscia.
Questi circuiti, che si snodano in zone tra le più significative del paesaggio dell’entroterra ligure, lungo la catena delle Alpi Marittime, sono stati studiati anche in funzione del loro collegamento con l’AIta Via dei Monti Liguri, con la GTA piemontese e con i percorsi escursionistici realizzati dalla contigua Comunità Montana Argentina Armea.

E’ inoltre possibile raggiungere, attraverso i Monti Frontè e Tanarello, le vie escursionistiche francesi.
I percorsi sono stati progettati in modo da consentire agli escursionisti di fruire di vie pedonali, ciclabili ed equestri, tali da permettere una conoscenza del territorio montano e valorizzare le emergenze botaniche, faunistiche, storiche, architettoniche, paesaggistiche, agricole ed agrituristiche.

Da segnalare un sentiero attrezzato per i non vedenti, realizzato in prossimità della località S. Bernardo di Mendatica. I tracciati ciclabili (mountain bike) ed equestri sono strutturati ad “anello”, per consentire al biker ed al cavaliere di poter tornare al luogo di partenza, in prossimità del quale hanno lasciato l’automezzo di appoggio.

5. Iniziative pubbliche e private realizzate o in fase di realizzazione
1. La Strada del Vino e dell’Olio Raggruppa i Comuni delle Comunità Montane Ingauna, Pollupice e Valle Arroscia (Progetto Pilota della Regione Liguria).

L’olio che si produce lungo il percorso presenta una particolare caratteristica di delicatezza e fragranza; il suo ciclo vitale è molto semplice grazie al clima eccezionalmente sano che consente di portare l’oliva alla macina senza l’uso di sostanze chimiche curative. Non a caso è nato, nell’ambito della “strada”, un consorzio per l’olio extravergine di oliva biologico, che si è dato il marchio “Valli Ingaune e Arroscia” e opera per il monitoraggio del territorio e per la promozione dei prodotti degli olivicoltori associati.

La presenza della vite nel paesaggio agrario ligure è millenaria e deriva dalla grande passione che le genti del posto hanno per questa coltura. Oggi il vino DOC del Ponente si chiama Riviera Ligure di Ponente con varie sottodenominazioni che fanno riferimento ai vitigni di origine: il Pigato bianco, il Vermentino, anch’esso bianco, il Rossese rosso ed infine l’Ormeasco rosso, anche nel tipo Sciac-tra, rosato.

La gastronomia tradizionale è costruita essenzialmente sugli aromi eccezionali delle erbe della zona, ad esempio l’aglio di Aquila e Vessalico, violaceo e ricco nella forma. La squisitezza degli ortaggi, carciofi, melanzane, asparagi, pomodori, indispensabili per una cucina creativa. Il pane di Pieve di Teco, preparato con lievitazione naturale, il miele, il latte fresco ed i formaggi prodotti con latte crudo e con estrema cura.

Le produzioni tipiche e la cultura locale ispirano occasioni di festa e di incontro, infatti numerosissimi sono gli appuntamenti e le sagre gastronomiche.

5.1 La Strada della Cucina Bianca
Lungo le pendici delle Alpi Marittime, la secolare transumanza agricola e pastorale, ha unito le popolazioni della montagna ligure, del cuneese e delle valli occitane; si è sviluppata così una singolare gastronomia etnica, la cosiddetta “cucina bianca” perché fatta di farinacei, latticini, di ortaggi poco colorati come le patate, i porri, l’aglio, le rape o da prodotti spontanei raccolti camminando sui sentieri della transumanza.

Nonostante la relativa vicinanza chilometrica al mare, la cucina mediterranea appare distante: l’olio ad esempio è considerato una sorta di medicina, un bene prezioso da usare con parsimonia: “cu u truncu” (la dose si otteneva intingendo un rametto nella bottiglia). L’antico menù era composto generalmente dì un piatto unico, appetitoso ed energetico, che non richiedeva lunghe fasi di preparazione.

La “Strada della Cucina Bianca - Civiltà delle Malghe” collega i comuni liguri di Cosio d’Arroscia, Mendatica, Montegrosso Pian Latte, Pornassio, Triora, e trova il suo naturale completamento in La Brigue, Tende (Dipartimento delle Alpi Marittime - Francia), in Briga Alta (CN) ed in Viozene e Ponte di Nava (entrambe frazioni di Ormea - CN).
È possibile trovare i gustosi piatti della cucina bianca in tutti i ristoranti ed agriturismi operanti nel territorio dei comuni che fanno parte della strada.

Piatti tipici:

TURLE Grossi ravioli di patate e menta, generalmente conditi con panna di latte aggiunta ad un soffritto di aglio (o porro) e nocciole tostate. Con analogo ripieno si potevano preparare le turle fritte.
RAVIORE Sono considerate il piatto di Montegrosso Pian Latte. Sono fagottini ripieni di un considerevole numero di erbe selvatiche, tra cui l’erba amara, l’erba luisa, gli spinaci selvatici (engrari), menta, ortiche..ecc. Tradizionalmente erano conditi con acqua di cottura, poco burro, e abbondante formaggio pecorino; il recente incontro con l’olio extravergine di oliva ne ha esaltato il sapore. Esiste una variante a Cosio d’Arroscia in cui le Raviore, di dimensioni più grandi, sono cotte sulla piastra del forno.

BASTARDUI Chiamati anche “Lasagne Bastarde” o con curiosi nomignoli locali, sono una sorta di gnocchetti o maltagliati nel cui impasto vengono aggiunte verdure grossolanamente sminuzzate. Il loro condimento tradizionale è una salsa di panna e porri.

BRODU D’ERBE AMARE Minestra leggera con uovo sbattuto e trito di erba amara, una pianta aromatica spontanea, raccolta nel cammino o coltivata negli orti, a cui la tradizione attribuisce proprietà digestive.

MINIETTI Minestra riservata prevalentemente ai convalescenti, alle puerpere, ai bambini o agli anziani perché particolarmente digeribile. In un brodo insaporito dall’aglio, con alcune patate tagliate a piccoli dadini oppure in acqua con aggiunta di latte, al momento del bollore, vengono gettati piccoli grumi di farina lavorati finemente con acqua. Nella variante di Triora, con farina di castagne, prendono il nome di “bugarelli”.

PATATE IN LA’ FOGLIA Sfornato di patate disposte in una teglia (la foglia) infarinata con latte e porri. Diffusissima in tutto l’ areale del Monte Saccarello, sono considerate una specialità di Piaggia (Briga Alta).

TURTA DE PATATE Sul focolare, al centro della cucina o nel forno a legna, veniva cotta la torta bianca, con ripieno di patate, tagliate o schiacciate, “sciura de laite”, cipolla e a seconda delle stagioni verza, porro, menta o altre verdure. Nell’area brigasca prende il nome di “patatusa” o “tantriforusa”.

TURTELLI Simili come ingredienti alla torta di patate, si tratta di fagotti cotti al forno, o piccole torte da una porzione, ripieni di patate molto spesso accompagnati da altri ortaggi come i cavoli. Numerose sono le varianti locali o familiari.

AGLIE’ Variante dell’aliolì provenzale. Si tratta di una salsa simile alla maionese, con patate ed un forte profumo di aglio, che si accompagnava alle lumache e alle patate bollite e più recentemente al bollito di gallina o di parti secondarie di vitello.

PAN FRITU Quando si infornava il pane, era usanza prelevare due porzioni dell’impasto: una veniva conservata come lievito e l’altra, tagliata a pezzetti e fritta, era consumata calda con aggiunta di sale o zucchero.

FRISCIOI Le minestre e le verdure cotte avanzate erano aggiunte alla base delle pastelle di farina e uova per fare i “friscioi” salati. Per i bambini, specialmente a carnevale, l’impasto prevedeva invece fette sottili di mele con l’aggiunta di zucchero (friscioi de mei).

SCIUMETTE I budini con i tuorli d’uovo o le torte venivano guarnite con le sciumette, albumi montati a neve, con lo zucchero e cotti, a cucchiaiate, nel latte bollente. SUGELI Una pasta semplice di sola acqua e farina lavorata a gnocchetti con il tipico “corpu de diu” (l’aspetto è simile a quello delle orecchiette). Il condimento tradizionale è una salsa bianca a base di brusso. Possono essere considerati il piatto “nazionale” delle Alpi Marittime, in quanto diffusi in tutto l’areale del Monte Saccarello, nella terra brigasca, a Mendatica e nelle sue Malghe, a Triora nella Valle Argentina ed alcune varianti dal condimento diverso si ritrovano nelle Valli Occitane del Cuneese.

STREPPA E CACCIA LA’ Piatto tipico delle Malghe di Mendatica. E’ di fatto una variante veloce dei “sugeli”, di cui ne condivide l’impasto ed il condimento a base di brusso, ma la pasta viene “strappata” in pezzetti ed appiattiti con le dita prima di essere “buttati” direttamente nell’acqua bollente insieme a foglie di cavolo. rape e patate. E’ probabile che l’evoluzione degli “streppa e caccialà” dai sugeli sia dovuta alle lunghe permanenze del pastore negli alpeggi lontano da quel minimo di comfort dell’abitazione (la madia, un piano su cui lavorare la pasta, etc) e soprattutto dalle cure femminili.

TOME DI MALGA DELLE ALPI LIGURI
Lungo le pendici delle Alpi Liguri, l’Alta Valle Arroscia annovera tra le sue tante ricchezze le “malghe”, ancora oggi utilizzate, come un tempo, da alcuni pastori, grazie agli interventi realizzati alcuni anni fa dalla Comunità Montana e finalizzati alla produzione di energia elettrica mediante pannelli solari. La secolare transumanza agricola e pastorale delle popolazioni della montagna ha dato origine ad interessanti tradizioni etno-gastronomiche: i pastori che occupano annualmente le malghe, infatti, producono ancora ottimi formaggi (bovini, ovini, caprini), burro ed il tipico “brusso”, da secoli alla base dell’alimentazione delle popolazioni montane.

Attualmente le tecniche di allevamento e di caseificazione si mantengono vive senza discostarsi granchè dal passato: il formaggio si fa al mattino ed alla sera, utilizzando il latte appena munto che viene raccolto in contenitori di alluminio o rame ed è cagliato alla temperatura corporea dell’animale. Dopo aver verificato la consistenza della cagliata (introducendo il braccio nel contenitore), si procede alla “rottura” ed alla successiva raccolta, il tutto eseguito manualmente o, tecnica introdotta più di recente, utilizzando un panno di lino o di tela di cotone.

Raccolta la cagliata, si procede ad una prima spremitura manuale della stessa per allontanare la maggior parte del latticello, quindi il tutto viene posto in forme circolari di legno e pressato. La salatura avviene generalmente il giorno dopo, ricoprendo la forma con uno strato di sale grosso, prima su un lato e poi sull’altro. Infine, la stagionatura, che avviene in un locale buio, distribuendo le forme di formaggio ottenute su assi di legno avendo, cura di rivoltarle giornalmente. L’empiricità delle operazioni nelle varie fasi della lavorazione del formaggio rappresenta una specifica caratteristica che ancora oggi consente di distiguere la “mano” dei vari produttori. Trascorse due o tre settimane il prodotto può essere immesso sul mercato.

5.2 La Via della Transumanza
Si riferisce ad una proposta comunale per la realizzazione del Centro Integrato di Via e prevede un intervento di riqualificazione urbana che coinvolge una consistente porzione del centro storico, con particolare concentrazione intorno alla chiesa SS. Nazario e Celso.

Quest’area presenta pregi paesaggistici ed architettonici che necessitano di essere riportati al loro stato originale, con una forte aderenza alle caratteristiche della cultura locale. Il progetto intende restituire una valenza ambientale e logistico-produttiva a questa zona, in un’ottica turistica e commerciale, attraverso una serie di interventi concentrati su Piazza Roma, simbolo di rinascita e tappa obbligatoria dei numerosi itinerari del comprensorio. Ci si riferisce, in particolare, a:

• locali attrezzati per la sede consortile;
• sistemazione di aree scoperte da adibire a operazioni di carico e scarico merci;
• investimenti in logo e marchi commerciali e produttivi;
• costituzione del sito Internet del Consorzio;
• cartellonistica e segnaletica informativa;
• opere di arredo fisso strumentali alla informativa delle iniziative del Consorzio;
• realizzazione di parcheggi attrezzati pertinenti a servizio degli operatori e degli utenti del Consorzio e relative pertinenze di collegamento con la viabilità pubblica;
• PC e lettori POS;
• locali attrezzati per la custodia temporanea dei bambini e anziani, presidiati da personale specializzato;
• opere di arredo fisso strumentali al miglioramento delle infrastrutture viarie sulle quali opera il Consorzio.
Si tratta quindi di opere volte al completamento degli interventi pubblici che intendono restituire un’immagine autentica di paesaggio montano, legata ai materiali e alle tradizioni locali con pavimentazioni in pietra locale, ripristino di facciate in pietre, ecc.

6. Problemi attuali
Il Comune di Mendatica è attualmente impegnato a rilanciare la propria immagine, sul piano nazionale ed internazionale evidenziando, in ogni campo, le caratteristiche fondamentali del suo patrimonio culturale e paesistico-ambientale.

Questi valori, che rappresentano le qualità più interessanti e celebrate del suo territorio e della sua società, possono costituire la base materiale e concettuale di una decisa inversione di tendenza con il progressivo recupero, sia di nuove risorse economiche, che di diverse e positive variabili demografiche.

La notevole genuinità delle tradizioni alimentari, la permanenza del presidio territoriale pastorale e stagionale, anche alle quote più elevate, la consistenza del turismo residenziale estivo e le prospettive di riaffermazione di quello invernale sono tutti indicatori di potenzialità esclusive da esplorare e sviluppare per rimuovere i principali problemi insediativi e socio economici contemporanei.

Insieme agli altri comuni alpini dell’estremo ponente ligure, Mendatica intende rafforzare la propria vocazione transregionale e transfrontaliera riallacciando legami storici, economici e culturali con il Piemonte e con la Francia mai interrotti. Queste relazioni, a grande scala territoriale, possono contribuire al rilancio degli interessi abitativi in area interna riducendo il monopolio, di iniziative, di infrastrutture e di servizi fino ad oggi concentrato nelle grandi comunità urbane costiere.

La presenza, in montagna, di polarità socio-culturali ed economico-produttive singolari può, infatti, evidenziare ruoli ed opportunità fino ad oggi poco esplorate.

7. Bibliografia
1. A.A.V.V., Santa Margherita la Chiesa del Borghetto, Comune di Mendatica, Dominici stampa – Imperia – 2003;
2. De Canis Parigi Silvia, Canissi e Vissai – Ricordi e ricette dell’Alta Valle Arroscia, un territorio tra le Alpi ed il mare, Tipoligrafia Bacchetta – Albenga – 2005;
3. Laiolo Giampiero, La Via Marenca, Associazione Comuni dei Lascaris, Grafiche Amadeo – Imperia – 2001;
4. Grazzi Paola, La via dell’acqua – Un percorso ecomuseale lungo l’asse storico di Mendatica in alta Valle Arroscia, Alinea Editrice – Firenze – 2004;
5. AA.VV., Le Comunità Montane in Liguria: un’ipotesi di lavoro, Osservatorio Socio Economico, 8º Rapporto OSE, 1994;
6. AA.VV., Il libro dei parchi della Liguria, Ufficio Parchi e Aree Protette, Microart’s S.p.A. Recco (GE), 1999;
7. Ossian De Negri Teofilo, Il Ponente Ligustico – incrocio di civiltà, Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, Stringa Editore, Genova, 1974;
8. Ricchetti Mauro, Ulivi e Pietre di Liguria – insediamenti abitativi dell’entroterra, volume Iº: Il Ponente, Stringa Editore, Genova;
9. Stringa Paolo, Valli di Albenga in Liguria Territorio e Civiltà, nº 15, Ed. Sagepi, Genova, 1980.

>> Siti Internet <<

http://www.agriligurianet.it

http://www.istat.it

http://www.mendatica.it

http://www.provincia.imperia.it

http://www.sicuralimenti.it